Qui dentro

Quello che arriva, che passa o che rimane...

Sofia

Una notte in osservazione al Pronto Soccorso, con dolori al torace e tutti i sospetti che ne derivano.

Non è una notte come le altre... sembra lunga il doppio.

Vorresti dormire per non pensare, per non domandarti continuamente cosa ti stia succedendo, ma bisogna provarci a dormire vestiti, con gli elettrodi del monitoraggio appiccicati, col viavai dei letti a rotelle dell'astanteria, nell'apparente tranquillità della penombra spezzata da spie, monitor e luci di cortesia. Ogni tanto uno squillo di telefono, ogni tanto movimenti silenziosi ma frenetici del personale... lamenti, rantoli, colpi di tosse.
Al centro della stanza, il banco con gli strumenti di controllo.

Un ufficio improvvisato... come tutto quello che accade lì dentro. 
Lei è l'unica cosa carina da guardare... una ragazza che su un autobus o in un centro commerciale non noteresti mai. Capelli biondo scuro, viso pulito un po' pallido, denti un po' storti in un sorriso di bambina. Una ragazza come ne vedi a migliaia. Un volto forse anonimo, ma rassicurante, saturo di dolcezza e pazienza. Occhi scuri e vispi, che chissà dove vanno a prendere tanta vitalità a quell'ora di notte. La netta sensazione che in quell'ambiente tutti le vogliano bene. La sua allegria trafigge il malessere dei pazienti, come fanno le lucine poste sopra ai letti con l'oscurità della notte. Potrebbe essere mia figlia, ma mi assiste e mi sorveglia con l'amore di una mamma. I suoi zoccoli di gomma accarezzano il linoleum, la sua divisa bianca fluttua, da un letto all'altro, per mettere e togliere termometri, cambiare flebo, prelevare sangue, distribuire carezze e parole d'incoraggiamento, senza fermarsi mai.   
Non so che darei per avere ora un centesimo della sua energia.
La notte mette un'ora sopra l'altra, ma lei non sa cosa sia la stanchezza. Scherza coi colleghi parlando sottovoce, racconta di aver mangiato malissimo in un ristorante cinese la sera prima, riempie il corridoio di quei passi che ormai ho imparato a riconoscere dal tenue rumore, informa continuamente il medico di guardia su quello che succede. 

Fa il suo lavoro, e come tutti lo farà per vivere... ma si capisce che ci mette il cuore.
L'alba sembrava non arrivare mai, ma arriva... e qualcuno mi viene a dire che è tutto a posto, posso tornare a casa.

Anche Sofia ha raccolto il suo zainetto e si avvia al meritato riposo.     
Risponde allegra al mio saluto.

Come chi ha fatto soltanto il proprio lavoro.
Come se non sapesse di essere la parte buona di un sistema malato.
Come se non sapesse di avermi dato un esempio che non scorderò mai.

Penso a quante Sofie si muovono leggere e silenziose negli ospedali di tutto il mondo.

Grazie di tutto... se gli angeli esistono, io li immagino così.

leggi i commenti

Grazie Gio.. ci peschiamo poco ultimamente, ma è solo per la mia scarsità di tempo... Sono sempre molto di passaggio su internet... Leggo il tuo post in estremo ritardo, ma sono felice di intuire che tutto si è aggiustato per il meglio (almeno.. lo spero!!).


Un bacio a te che sai essermi sempre presente...


Kia

buon giorno mio caro angelo , ti racconterò quanto tu sia presente nel mio quotidiano.....magari quando avrò più tempo...ti ho mai detto....?????stammi bene ok !

un vero tuffo al cuore dallo spavento come se quello che leggevo fosse di oggi...ma poi mi son resa conto che era davvero molto tempo che non entravo nel tuo blog....mi dispiace molto non essere stata attenta a te...insomma vicina non che cambi molto ma per condividere non solo i momenti belli e allegri, sono comunque felice che tu abbia incontrato un'angelo dal cuore generoso.....SOFIA un buon pensiero a lei che ha avuto l'opportunità di incrociare il tuo sguardo..e di allentare la tenzione .spero che sia stato solo un pò di stanchezza e niente di preoccupante...


 


 

inserisci un commento
Nome(*)
Email(*)
Url:
Ricordati di me:

Scrivi nella finestrella le lettere e numeri che vedi nell'immagine