Qui dentro

Quello che arriva, che passa o che rimane...

Ligabue

Ecco un artista che in qualche modo è riuscito a sorprendermi. Sulle prime l'avevo un po' superficialmente etichettato come una specie di "Springsteen dei poveri", e per quanto le sue ballate si lasciassero ascoltare piacevolmente, mi pareva uno dei tanti.
Poi, abbastanza casualmente, mi sono messo ad ascoltare i suoi testi con un po' più di attenzione.
La sua voce ruvida non regala virtuosisimi, l'estensione è quella che è... tanto il suo rock non ha grandi pretese in questo senso. Però è immediata, efficace, cavalcata da messaggi vestiti di un linguaggio da bettola, ma spesso intrisi di poesia. Una poesia che si rotola nel quotidiano, che porta a grandi pensieri e grandi sentimenti, prima o poi. Ma lo fa passando attraverso scenari di periferia, dove la solitudine interiore non è raccontata dai colori del tramonto ed uno sguardo perso nell'infinito, ma dalla realtà tragicomica dei personaggi che gravitano intorno al "Bar Mario", con le loro malcelate frustrazioni e lo squallore delle loro piccole soddisfazioni.

Con tutto ciò convive un Liga estremamente positivo che da il meglio di sè, come spesso accade, nei pezzi meno conosciuti e meno "tritati" dalle radio.

Mi riferisco in particolare a "Chissà se in cielo passano gli Who" e "Marlon Brando è sempre lui" . La prima è un'autentica poesia di riflessione notturna ("A chi ha deciso di ammazzare il tempo... e il tempo invece servirebbe vivo..."), la seconda è il racconto di una coppia squattrinata che vive la propria storia in una dimensione di sogno cinematografico... ma con un amore capace di colmare l'abisso che separa la fantasia dalla realtà.

Infine vorrei esprimere, passando al Luciano scrittore, il mio apprezzamento per il racconto fantasy "La neve se ne frega" e per la raccolta di poesie "Lettere d'amore nel frigo".   

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